
15) Rappresentazione e assenso.
Gli stoici ritenevano che per raggiungere la conoscenza fosse
necessario unire alla rappresentazione (cos essi chiamavano
l'insieme dei dati provenienti dalla sensibilit) l' assenso del
soggetto conoscente. L'assenso pu essere accordato o meno a
seconda dell'evidenza di quanto  percepito dai sensi. E' chiara
l'importanza dell'atto volitivo dell'uomo nell'azione conoscitiva

fonti diverse (vedi manuale pagina 171).

a) L'assenso (Cicerone, Academica posteriora, I, 40).

    Nella [...] parte [logica] della filosofia, Zenone [...] disse
anzi tutto cose nuove intorno ai sensi stessi, i quali credette
esser congiunti con una specie di impulso proveniente dal di
fuori, che egli chiam rappresentazione [fantasia] e noi possiamo
chiamare immagine [visum] [...]. Ma a queste, che sono
rappresentazioni quasi ricevute dai sensi, egli aggiunge l'
assenso dell'anima, il quale vuole che sia posto in noi stessi e
volontario

b) Necessit e volontariet nell'assenso (Cicerone, Academica
posteriora, I, 37; Sesto Empirico, Contro i matematici, ottavo,
397-398).

1   Essendo questa sopra tutto la differenza fra l'essere
inanimato e l'animale, che l'animale opera (giacch senza operare
non si pu neppur pensare quale sia), o bisogna togliergli il
senso, o rendergli quell'assenso che  posto in nostro potere. Ma
veramente  tolta in certo qual modo l'anima a coloro che non
vogliono n sentire n assentire. Come infatti  necessario che il
piatto della bilancia si abbassi, quando vi sian posti su i pesi,
cos  necessario che l'anima ceda all'evidenza. Perch, come non
pu nessun animale non desiderare ci che appaia appropriato alla
sua natura [...] cos non pu non approvare una cosa evidente
messagli innanzi.
2   Per gli Stoici [...] l'assenso della rappresentazione
comprensiva [...] sembra avere un duplice aspetto, ossia aver in
s alcun che di involontario e alcun che di volontario, che sta
nel nostro giudizio. Giacch il ricever rappresentazioni 
involontario, e non sta in chi ne vien colpito, ma nell'oggetto
rappresentato, che lo mette in tale stato spirituale, come di
veder bianco postogli innanzi il color bianco, o sentir dolce
applicatogli il dolce al gusto. Ma l'assentire a questo movimento
sta in colui che accoglie la rappresentazione [...]. Se dalla
rappresentazione comprensiva si tolga l'assenso,  tolta anche la
comprensione

c) La comprensione e la rappresentazione comprensiva (catalettica)
(Cicerone, Academica posteriora, I, 41).

    Non a tutte le rappresentazioni Zenone associava la
persuasione, ma solo a quelle che avessero in s una certa propria
evidenza delle cose rappresentate: quella rappresentazione poi, in
quanto per se stessa evidente, chiamava comprensiva (come
altrimenti tradurresti catalettica?); ma in quanto gi accolta ed
approvata la chiamava comprensione, a somiglianza delle cose che
si afferran con la mano, dal che aveva anche tratto il nome,
mentre per l'innanzi nessuno aveva adoperato tale parola in tale
argomento

d) La scienza (Cicerone, Academica posteriora, I, 41; Diogene
Laerzio, Vite dei filosofi, settimo, 47).

1   Ci poi che era afferrato dal senso, lo chiamava sentito, e se
era afferrato in modo, da non poter essere strappato dalla
ragione, lo chiamava scienza, altrimenti ignoranza.
2   Seriet chiamano un'abitudine di ricondurre le
rappresentazioni alla retta ragione: e questa chiaman scienza o
comprensione sicura, o abitudine che mai pu esser scossa dalla
ragione nell'accoglimento delle rappresentazioni.
 (R. Mondolfo, Il pensiero antico, La Nuova Italia, Firenze, 1967
3, pagine 380-381)

